E-stási

20190408_202924.jpgTrucidato é lo sciocco

peduto nel come del come

Padre

mi fa capire

come non pretesi mai il tuo tempo

mai ricevuto

Infine

avresti dovuto darmelo?

Sappi

l’amarezza e la marezza

sono speculari

 


 

Trucidado é o otario

perdido no como do como

Pai

me dá a entender

como nunca pedi o teu tempo

nunca recebido

Enfim

da-lo a mim havias?

Sabes

amargura e a margura

são especulares

 

 

                                                Francesco Selva

                                          na/cl/oud

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A difícil ida ao rio

20180501_005122.jpgSaí numa preguiça esfomeada

Entrei no café oriental

Crianças e baratas jogavam a descobrir

donde eu vinha e eu vinha

do subúrbio burguês

das suas distracções de qualidade

onde tudo é dado

e os pés nus não se molham

ao tropeçar no lamaçal

 

Saí numa preguiça divertida

Entrei na loja central

velhos e jovens compravam a revolução

colocada na montra e na montra

de vidro murado

inauguraram o buffet à borla

à mão livre e de mão dada

e as mãos nuas não secam

ao tropeçar na limpeza

 

Indo ao rio

saí numa preguiça auscultadora

disseram-me no caminho ocidental

– o que tem de ser tem muita força –

saiu-me então pela garganta fora

uma preguiça faladora

– Nada é dado

caçadores resilientes

autodeterminação é não deixar o amor

apodrecer –

 

Luppola Selva

Rua Comercial    Pr/og/ress

Lettera al World Family Congress

Allen-Jack001

 

Amore non é quantitá

Quantitá é il suo limite

la sua espressione

Viene con la nascita

Ci si prenda cura dei cuori prima che della ragione

o li si lasci in pace

espandersi

 

Apri le porte per lasciarlo entrare

non chiede permesso

e nessuna legge potrá ammazzarlo

Chiudile e potrai farlo a pezzi di nascosto

vivere col suo cadavere 

per sempre in putrefazione

 

Amore é qualitá

Libertá é il suo illimite

la sua espressione

Viene con la nascita

Per quale ragione si insegna a domarlo?

Lo si lasci in pace

espandersi

 

Signori e Signore

Non esiste morale in amore

Non esiste male in amore

Non esiste pretesa in amore

É un bene assoluto

É un forno comune

É Anarchia

 

                                       Francesco Selva

                                     00/00/0000

 

Il cane che morse il dialogo

20190319_184527.jpgSi aveva sete sotto gli archi dell’acquedotto

perché seduti dal lato sbagliato del flusso

Dai grattacieli ci osservavano con grandi binocoli

per un senso d’intimitá che un cane non capiva

– Dovreste annusarvi lo sterco- ribatté

Non si aveva acqua per il lavaggio

ma l’acquedotto pensava potessimo tutto

e mandó il divenente-divino a parlare

una forma incomprensibile che rimase incomprensibile alla forma

Restó da solo a pizzicarsi la barba

finché divenne piú lunga del suo braccio

Il cane allora lo azzannó

e tutti si corse sui grattacieli

dove si barattó la salvezza dell’acqua delle toilettes

per gli ingerenti binocoli

Uncategorized

A luz tépida aclara a cara das pessoas. Os soluços que os carris provocam fazem o meu corpo tremelicar. Sente-se o cheiro a vazio. Ouvem-se conversas aleatórias em vários idiomas e sotaques. Observo, escuto, e sinto.

Há tranquilidade em estar sozinho no meio da multidão. Há um calor que vem de dentro. Sinto-me estranhamente contente com o ritmo que a esuridão da noite traz. Aquela energia do anoitecer quando, depois de um dia preenchido, te sentes mais tolerante e apaziguado. Talvez o facto de hoje não puder fazer mais nada em relação a coisa nenhuma me deixe mais calmo.

Alimento distracções para não ter de lidar com o verdadeiro problema. Não será a própria vida isto? Os entrentantos. Quando estamos aluados. A sensação desvanece num túnel de betão e cimento. Escuro e sombrio. Movimentado e ruidoso.

O aglomerar de gente desperta instintos de sobrevivência. A competição selvagem é ilusória, mas há uma constante guerra fria em qualquer selva urbana. Parece que sinto o sabor da poeira e da sujidade ao respirar. Recai sobre mim um peso forte nos ombros. Não consigo afastar algumas responsabilidades que não me pertencem. E quero, com uma respiração menos profunda e mais acelarada, resolver e entender o meu lugar no mundo.

A confusão e o ruído embulham-se.

 

Giuliano

 

Portugal

Querido Portugal,

Estou chateado contigo. És um paraíso à beira mar plantado, esmagado pelo sitema instaurado que destrói os sonhos mesmo antes de começarem. Sinto que és um país rico e abundante mas que a mentalidade “pequenina” faz com que a mesquinhez se sobreponha de maneira global. Deste-me este sentimento de explorador, diversidade e genuína simplicidade em curtas distâncias. Mas também és exemplo de injustiça social, palco de esquemas e “trafulhisses” e o meio ambiente adequado para o desenvolvimento da “chico espertisse”.

Adoro-te e odeio-te ao mesmo tempo. Estou chateado contigo por me fechares as portas e janelas na cara e me fazeres sentir como um menino mimado e mal criado que, já não se contenta com aquilo que tem e, vive “pobre e mal agradecido” no meio de pessoas frustradas que vivem no “tem de ser” e no “vai se andando”.

Sinto-me revoltado pelas tuas injustiças públicas, pelo facto adquirido de que uma boa “cunha” é melhor do que um bom dossier de competências, e pela inércia tonta de quem vê e nada faz só porque crê que nada pode fazer.

És o país onde eu gostava de viver, o país que eu queria que fosse, para mim, o meu lugar no mundo, de onde queria realizar e concretizar a minha minúscula contribuição para um mundo melhor. Tenho uma pena infinita que, apesar de todo o sacrifício que supõe sair, faz com que ficar seja mais insuportável principalmente pelo que nós portugueses, e pessoas que vivem neste país, fazemos uns aos outros.

Espero que melhores, que tenhas mais orgulho de aquilo que és e que não te vendas à satisfação imediata aparente. Protege o teu povo acima de todas as coisas e cria justiça, dá oportunidades! Este é o meu conselho.

   Sempre teu.

       Saudades.

              Giuliano

L’Isola di Narciso

Echo_and_Narcissus_-_John_William_Waterhouse

Come a volte accade in un Paese in guerra civile, tra due maggiori contendenti v’é una terza fazione minore, che sfruttando il momento opportuno dello stallo di forze, guadagna il potere. Con quali mezzi ci riesca fa poca differenza. E´il caso questo del Partito Narcisista Non-Continentale dell’Isola di Narciso. Nella disputa sanguinosa tra Fatalisti e Agricoltori (dove i primi lottavano senza crederci e i secondi tornavano a casa all’ora di cena) i Narcisisti erano entrati in Parlamento duranta la notte, non incontrando nessuno eccetto un paio di guardie che nel fingere di dormire per non avere grane, si addormentarono per davvero. Sul quotidiano del giorno si annunció cosí la grande rivoluzione dell’amor próprio. I matrimoni furono annullati e banditi, con grande gioia dei padri che mantenevano due o piú famiglie. Le norme sul “sesso libero in strada”, approvate in precedenza dai Fatalisti, furono strappate, con grande gioia dei rappresentanti della Chiesa e dell’Illustre Associazione Quelli-di-com’era-na-volta. Venne in breve cambiata con la mozione per l’Onanismo Pubblico, con grande gioia dei Collettivo dei Lustrascarpe e amarezza per la ONG GuarDoni, dove si accontentarono. Infine il carcere per chi osasse uscire di casa senza uno specchio, e poiché non si potevano rovistare le tasche di tutti, fu esigito che si portasse lo specchio a vista delle forze dell’ordine, e poiché non si poteva essere certi che ognuno lo usasse per guardarsi, fu stabilito che lo si piazzasse davanti al próprio volto, con un supporto qualsiasi. Tutti devoti a specchiarsi in ogni momento della giornata, vivere constantemente con il próprio riflesso. Era questa legge l’essenza del PNNC, sostenuto da correnti d’autoammiratori diverse come Star della TV, personal trainer, chirurghi plastici e anche qualche filosofo importante. Ma soprattutto fu un grande respiro per le vetrerie, che ormai agli sgoccioli iniziarono a lanciare modelli stravaganti che fecero súbito moda. Persino uno a corpo intero. Ma poiché il numero di incidenti lievitó enormemente, furono banditi tutti i mezzi di trasporto eccetto i pubblici, nei quali i conduttori avevano una licenza per specchiarsi solo ad ogni fermata, voluta fortemente dai sindacati. Le assicurazioni fallirono per mancanza di liquiditá e le poche a reggersi diventarono presto potenti, sostennero poi il governo nella prima crisi económica. Appoggiati dagli Ambientalisti, che accettavano di vivere esclusi dalle cittá pur di non tornare alle auto, perché erano in contrasto con la cultura assoluta dell’IO. Quest’ultima entró poco a poco nella quotidianeitá, e per le strade come nelle case si prese a parlare solo con se stessi. Si ascoltavano monologhi del tipo

-Sono bello?

-Si, sei bello

-Ma posso esserlo di piú?

-Sicuro

-Ma se mi amo non dovrei accettarmi semplicemente?

-Amati! Eccome!

-Ma la bellezza perfetta esiste?

-Si, forse una volta l’hai intravista

-La voglio qui davanti ai miei occhi, in questo specchio

e cosí via.

C’era chi passava ore a fissarsi negli occhi senza dire una parola, c’era chi si scazzottava in viso, c’era chi rubava portafogli davanti alla polizia che si allenava alle faccie da spaccone, c’era chi si baciava, c’era chi lavorava ad occhi bassi, c’era chi godeva nel vedersi godere.

Piú nessuno dava retta ad altri volti, piú nessuno parlava con altre persone, piú nessuno toccava altri corpi. Ognuno bastava a se stesso. Ognuno era il Re di e per se stesso. E per un pó si ebbe una pace totalitária di auto-amore.

Ma come sempre accade ad un filone di pensiero, di essere dismesso, e di incontrare l’inizio della sua fine in un atto istintivo di un individuo anonimo, questo lo vide nel bacio tra due ragazzini sotto un portico. Il primo ad avvistarli pensó che avrebbe trasgredito la legge se si fosse distratto da se stesso, ma non riuscí a trattenersi nell’ascoltare quelle due voci ansimare di contatto simultaneo. Dalla sua memoria remota la sensazione-causa tornó a galla con tutto l’impeto antico e senza rendersene conto urló:

-Si toccano! Si toccano! Si baciano!

E tutti con la stessa paura di trasgredire la legge si misero a guardare,  diedero di traveggole, accorsero in massa davanti agli eretici, lanciarono insulti. e in quanti piú accorrevano tanto piú si ritrovavano senza spazio, costretti a toccarsi, a incrociare altri sguardi, altri specchi, era il panico e il delírio. Finché i due ragazzini invitarono tutti a baciare il prossimo sulle labbra. Trasalí un´aria di linciaggio ma nel mezzo si assistette alle prime effusioni, che dilagarono come un’onda allentando anche i piú scettici, i quali s’infiammarono di libido. Tutti gli specchi furono calpestati sotto i talloni e gettati via. E allora il Giorno della Grande Orgia Popolare venne proclamato come l’inizio dell’ennesima rivoluzione. Salí al potere il neo-partito dell’Amore Fraterno du cui la Chiesa se ne fece portavoce. L’intero arcipelago venne ribattezzata col nome di Ammucchiata.

 

                                                    Francesco Selva

                                                    allo specchio di 7 anni fa